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Cupramontana, la Sagra dell'Uva che racconta il Verdicchio
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Cupramontana, la Sagra dell'Uva che racconta il Verdicchio

Redazione Expría5 MIN READ20 settembre 2026

A Cupramontana la vendemmia diventa festa da quasi cent'anni: cappanne, Palio della Pigiatura e carri allegorici raccontano il Verdicchio come nessuna etichetta potrebbe fare.

La prima cosa che senti, arrivando a Cupramontana nei giorni della Sagra dell'Uva di Cupramontana, non è il profumo del Verdicchio. È un rumore: il tonfo ritmico dei piedi che pigiano l'uva nei tini di legno, le assi dei carri allegorici che scricchiolano in curva, le voci che si rincorrono tra una cappanna e l'altra chiamando per nome chi passa. Il vino, qui, si sente prima ancora di vederlo.

Cupramontana lo chiamano da sempre il paese del Verdicchio, e non è una frase da opuscolo turistico: è semplicemente la descrizione più onesta di un borgo che ha costruito la propria identità attorno a un vitigno. La sagra nasce nel 1928, e resta la più antica festa dell'uva delle Marche. Da allora, ogni inizio ottobre, il centro storico smette di essere solo un luogo di case in pietra arroccate sulla collina e diventa per quattro giorni un palcoscenico popolare, dove la vendemmia appena conclusa si trasforma in racconto collettivo.

La festa che accompagna la vendemmia dal 1928

Non è un evento pensato per stupire chi arriva da fuori. È nato come festa di paese, e in fondo lo è rimasto: un modo per celebrare il lavoro nei filari, le cantine sociali, le famiglie che per generazioni hanno scandito l'anno sul calendario della raccolta. Nel 2026 la Sagra dell'Uva di Cupramontana si terrà dall'1 al 4 ottobre, proprio nei giorni in cui le colline attorno al paese sono ancora scure di terra smossa e cariche dell'odore dolciastro dei tini appena riempiti.

Per quattro giorni le strade si riempiono di cappanne gastronomiche, piccole osterie temporanee montate da associazioni e rioni, dove si mangia quello che in casa si cucina da sempre, pensato apposta per stare bene accanto a un bicchiere di Verdicchio. Accanto, le Fonti del Verdicchio trasformano ogni angolo del borgo in un punto di mescita, mentre in piazza si corre il Palio della Pigiatura: squadre in costume che pigiano l'uva a piedi nudi dentro grandi tini, tra sfottò, tifo e la serietà comica di chi ci tiene davvero a vincere.

Cappanne, Palio della Pigiatura e i carri che raccontano la vendemmia

Sopra tutto questo sfilano i carri allegorici, vere scenografie mobili che raccontano il rapporto tra il paese e il suo vino con un tono che oscilla tra l'ironico e il poetico. Non sono addobbi generici da corteo: ogni carro è una satira, un commento sull'annata appena passata, una piccola opera collettiva discussa e costruita nei mesi precedenti.

Il dettaglio che pochi raccontano: la mappa nascosta delle cappanne

C'è un aspetto della Sagra dell'Uva di Cupramontana che raramente finisce nei racconti turistici, ed è proprio quello delle cappanne. Ufficialmente sono punti di ristoro temporanei. Ma chi le frequenta da dentro sa che ognuna racconta una geografia sociale precisa: quelle gestite dalla pro loco o dalle associazioni sportive, quelle dei rioni storici dove si ritrovano famiglie che condividono decenni di vendemmie fianco a fianco, quelle dove la cucina è affidata alle signore del paese, custodi di ricette mai scritte su un menu. Il visitatore vede tavoli, piatti fumanti, bicchieri pieni. Chi guarda da dentro vede alleanze, piccole rivalità tra rioni, affetti che si rinnovano ogni ottobre.

Altrettanto poco raccontato è il momento dell'allestimento dei carri, che avviene lontano dai riflettori, nei cortili e nei capannoni del paese, nelle settimane prima della festa. Non c'è palco, non c'è pubblico: solo la comunità che discute per giorni su come rappresentare la vendemmia di quell'anno, che tono dare al racconto, quanto pungere e quanto celebrare. È lì, probabilmente, che la sagra si costruisce davvero.

Cupramontana da attraversare, non solo da guardare

Chi arriva a Cupramontana in questi giorni ha la possibilità rara di entrare dentro un diario collettivo scritto in dialetto e in vino, camminando tra cappanne, fonti di Verdicchio e carri in maschera, mentre le colline appena vendemmiate osservano la scena come testimoni silenziosi. Non serve un programma rigido: basta lasciarsi guidare dal rumore dei tini e dall'odore del mosto, e capire, un bicchiere alla volta, perché qui il Verdicchio non è mai stato solo un'etichetta.

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Alla ricerca delle storie più affascinanti e dei volti autentici che custodiscono i segreti delle tradizioni marchigiane.