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Paesaggiamente: le Marche si radunano all'Abbadia di Fiastra
Tradizioni

Paesaggiamente: le Marche si radunano all'Abbadia di Fiastra

Redazione Expría6 MIN READ20 luglio 2026

Due giorni di dialetti, legumi affettivi e antichi mestieri nella campagna maceratese. Paesaggiamente torna all'Abbadia di Fiastra il 2 e 3 maggio 2026.

Nell'aria c'è l'odore del ragù che sobbolle nei pentoloni di una Pro Loco, ma poco più in là qualcuno racconta, al microfono, come si dice "merenda" nel dialetto dell'entroterra maceratese. I bambini inseguono un palloncino colorato sotto le mura dell'Abbadia di Fiastra, mentre un gruppo di signore sistema con cura i sacchi di ceci e cicerchia al centro di uno stand dedicato ai legumi di famiglia. È un sabato di maggio, e per due giorni la campagna intorno all'abbazia diventa il salotto buono delle Marche. Si chiama Paesaggiamente – Festival delle Tradizioni, e nel 2026 arriva alla sua quarta edizione portando dentro un solo spazio quasi tutte le anime della regione: dialetti, mestieri, piatti contadini, musica di piazza.

Paesaggiamente, il festival delle tradizioni che trasforma l'Abbadia di Fiastra in piazza delle Marche

Non celebra un santo patrono, non ha una specialità sola da difendere. Paesaggiamente nasce come raduno corale: Pro Loco e associazioni di paesi diversi che portano, nello stesso giorno e nello stesso prato, quello che a casa loro si fa da generazioni. Il risultato è una specie di agorà a cielo aperto, dove il dialetto di un borgo dell'entroterra si mescola all'accento della costa, e dove lo stand della salsiccia sotto l'olio sta a due passi da quello della crescia sfogliata. L'appuntamento è per il 2 e 3 maggio 2026, dentro la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, tra Tolentino e Urbisaglia: un paesaggio agricolo che i monaci cistercensi hanno disegnato secoli fa e che oggi accoglie, quasi senza sforzo, questa festa nuova.

L'ingresso è libero, e questo dettaglio non è secondario. Non è una fiera a pagamento pensata per turisti di passaggio, ma una festa pensata prima di tutto per chi le Marche le abita, e che poi si apre a chiunque voglia passare di lì. Il sabato comincia con il corteo delle Pro Loco che si ritrovano alle dieci e mezza per camminare insieme verso l'abbazia, quasi una processione laica delle identità locali. Alle undici la Messa, poi l'inaugurazione a mezzogiorno, quando finalmente gli stand gastronomici e gli spazi degli antichi mestieri aprono e l'aria comincia a riempirsi di fumo di griglia e voci.

Due giorni tra dialetti, mestieri antichi e sapori contadini: il programma di Paesaggiamente

Il pomeriggio del sabato ha un momento che vale la pena segnare: alle 16:30 la presentazione di un libro di ricette, e la sera, alle 20:30, uno spettacolo musicale che strizza l'occhio al pubblico più nostalgico. La domenica cambia ritmo. Gli stand riaprono alle dieci, e mezz'ora dopo comincia un convegno dedicato ai dialetti marchigiani: non un momento accademico e polveroso, ma un ritrovo dove le parole antiche vengono rimesse in circolo, pronunciate ad alta voce da chi ancora le usa in casa. Nel pomeriggio arrivano i gruppi folkloristici, con costumi che raccontano borghi diversi, e la giornata si chiude tra musica dal vivo, animazione diffusa e un finale in pista che porta il festival fino a notte.

Per tutta la durata dell'evento, i bambini hanno il loro spazio: giochi, animazione, quel tipo di intrattenimento semplice che nelle feste di paese marchigiane non manca mai e che qui trova una cornice più ampia, quasi teatrale, con l'abbazia sullo sfondo come quinta scenografica naturale.

I legumi affettivi: quando la tradizione marchigiana si racconta con voce nuova

C'è un dettaglio, nel programma del sabato pomeriggio, che rischia di passare inosservato tra il corteo delle Pro Loco e lo spettacolo serale, ma che dice più di tutto il resto sullo spirito di questa festa. Alle 16:30 viene presentato un libro di ricette dal titolo "I legumi affettivi", firmato dalla food blogger marchigiana Ilaria Cappellacci. Un titolo che sembra leggero e invece nasconde un piccolo cambio di paradigma.

I legumi, per generazioni, sono stati il cibo dei giorni feriali, quello che si cucinava quando in tavola non c'era altro. Cicerchia, ceci, fagioli con l'occhio: ingredienti umili, spesso raccontati con un certo pudore, come se ammettere di averli mangiati spesso significasse ammettere una povertà da nascondere. Oggi qualcosa si è ribaltato. Portare questi piatti dentro un festival delle tradizioni, con tanto di libro e presentazione pubblica, significa riconoscere che la memoria gastronomica marchigiana non passa solo per il vino e i salumi da cartolina, ma anche per quello che si cucinava tutti i giorni, con affetto, appunto, prima ancora che con orgoglio identitario.

È un piccolo segnale di come le Marche stiano imparando a raccontarsi diversamente: non più solo folklore in vetrina, ma un dialogo aperto tra chi tramanda una ricetta di famiglia scritta a mano su un quaderno e chi la riprende, la fotografa, la condivide con un pubblico che va ben oltre i confini della regione.

Perché vale la pena vivere Paesaggiamente dentro la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra

Quello che rende questa festa diversa dalle tante sagre marchigiane sparse nel calendario di primavera è la scelta del luogo. L'Abbadia di Fiastra non è un semplice contenitore neutro: è un paesaggio che porta addosso secoli di lavoro agricolo monastico, canali scavati a mano, boschi custoditi con pazienza certosina. Camminare tra gli stand con quelle mura di pietra alle spalle cambia la percezione della festa stessa. Non è solo intrattenimento di paese, è memoria che si sovrappone a memoria: quella recente delle Pro Loco e quella lunghissima dei monaci che per primi hanno dato forma a questa terra.

Paesaggiamente è ancora un festival giovane, alla sua quarta edizione, e forse proprio per questo ha ancora la freschezza di chi sta costruendo la propria identità mentre la racconta. Non ha bisogno di grandi numeri per convincere: basta esserci un sabato mattina, quando il corteo delle Pro Loco attraversa il prato e qualcuno, in dialetto stretto, saluta un vicino che non vedeva da un anno.

Chi arriva nelle Marche cercando qualcosa di più di un itinerario da cartolina, troverà in questi due giorni di maggio un modo diretto per ascoltare il territorio: nei piatti che si passano di mano, nelle parole dei convegni sui dialetti, nel gesto lento di chi lavora ancora con le tecniche di un mestiere quasi scomparso. Vale la pena arrivarci con calma, senza fretta di vedere tutto, e lasciare che sia la festa a raccontare, a modo suo, cosa vuol dire essere marchigiani oggi.

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Alla ricerca delle storie più affascinanti e dei volti autentici che custodiscono i segreti delle tradizioni marchigiane.