
Festa della Tratta di Marotta: quando il mare torna a raccontarsi
A Marotta, ogni luglio, gli anziani pescatori tornano a tirare le reti a riva come un tempo. Non è folklore: è un saluto mai dato.
La prima cosa che senti non è l'odore del pesce. È un richiamo secco, in dialetto, che taglia l'aria del tardo pomeriggio. Un uomo anziano, piedi nudi nella sabbia umida, alza il braccio verso il largo. Dietro di lui una fila di ragazzi, turisti, bambini che non sanno bene dove mettersi. Quando la rete tesa in mare comincia a muoversi verso riva, il lungomare dei gelati e delle passeggiate diventa per qualche minuto un'officina a cielo aperto. È così che si presenta, ogni anno a metà luglio, la Festa della Tratta di Marotta, una delle rievocazioni marinare più autentiche della costa tra Senigallia e Fano.
Marotta, frazione di Mondolfo, in provincia di Pesaro e Urbino, non ha bisogno di inventarsi un evento: ha solo bisogno di ricordarsene uno. La tratta era il sistema di pesca che per decenni, fino a metà Novecento, ha scandito le giornate dei pescatori adriatici. Una lunga rete calata al largo da una barca, poi tirata a riva a mano, a forza di braccia, da una squadra intera allineata sulla battigia. Non serviva un motore, serviva il ritmo: dieci, dodici uomini che tiravano insieme, un passo dopo l'altro, sentendo il peso del mare salire nei piedi bagnati.
La Festa della Tratta a Marotta, tra rievocazione e comunità
Oggi la festa si tiene in una formula di tre giornate, di solito attorno alla metà di luglio, con ingresso libero a tutte le attività. I barchini tornano a solcare l'acqua davanti alla spiaggia, le reti vengono spiegate sulla sabbia, e gli anziani pescatori — spesso affiancati dai nipoti — mostrano gesti che l'industrializzazione della pesca ha reso quasi invisibili. Intorno, la festa si allarga: stand di pesce azzurro, sardoncini e alici cucinati come si faceva una volta, concerti serali sulla spiaggia che chiudono la giornata quando il sole è già andato sotto la linea del mare. Nata come iniziativa di comunità, tra pro loco, associazioni locali e amministrazione, la Festa della Tratta di Marotta ha ormai alle spalle diversi decenni di vita, ed è diventata uno di quei momenti in cui il litorale smette per un attimo di essere solo ombrelloni e diventa un archivio vivo di gesti e parole.
Il canto che tirava le reti, un dettaglio che pochi notano
C'è un particolare che sfugge quasi sempre a chi guarda la rievocazione da spettatore distratto. Quello che sembra un semplice comando vocale, il richiamo che coordina la squadra mentre tira la rete, è in realtà un frammento di canto di lavoro. Non una canzone intera, non una melodia da palco: due o tre parole ripetute, spesso in dialetto, che servivano a tenere il tempo e a far sì che tutti tirassero nello stesso istante, con la stessa forza. È un filo sottile che lega gli antichi canti di lavoro adriatici alla modernità delle casse acustiche che, poche ore dopo, diffonderanno musica live sulla stessa sabbia.
Per molti degli anziani coinvolti, questa non è nostalgia da mettere in scena per i turisti. È un lutto che si elabora ogni estate. La pesca alla tratta non è scomparsa solo per l'evoluzione tecnica: con l'arrivo dei motopescherecci, intere squadre di uomini si sono ritrovate senza un ruolo, perché bastava l'equipaggio di una barca dove prima servivano dieci braccia allineate sulla riva. Nei racconti che si tramandano lungo questa costa, quegli anni vengono descritti come un tempo che si è chiuso senza saluto. La rievocazione, per chi l'ha vissuta davvero, è diventata quel saluto mancato: il momento in cui si torna in mare con la dignità del mestiere addosso, e si può mostrare ai nipoti un lavoro che non era arretrato, ma preciso, complesso, faticoso.
Una frontiera tra due Marche, quella balneare e quella dei pescatori
Quello che rende la Festa della Tratta diversa dalle tante sagre marchigiane legate a un piatto o a un prodotto è che qui il piatto forte è il gesto. Nella stessa sera, sulla stessa sabbia, può capitare di avere il turista con il telo mare ancora in mano e l'anziano che spiega, quasi sottovoce, come si sentiva il peso della rete sotto i piedi. Sono due Marche che normalmente non si toccano, quella delle vacanze e quella del lavoro quotidiano sul mare, e per tre giorni a Marotta condividono la stessa striscia di sabbia.
Chi arriva a Marotta in un pomeriggio di luglio, magari per caso, magari inseguendo il profumo delle alici fritte, si ritrova davanti a qualcosa che va oltre lo spettacolo. Vale la pena restarci fino a sera, quando le reti sono già state riavvolte e la musica comincia a salire dalla spiaggia, per capire che quella striscia di costa non è solo cartolina. È, ancora oggi, una linea sottile in cui si gioca la memoria di un intero paese.
Scritto Da
Redazione Expría
Alla ricerca delle storie più affascinanti e dei volti autentici che custodiscono i segreti delle tradizioni marchigiane.


