
Festa del Fungo a Piandimeleto: l'autunno che arriva dal bosco
A San Sisto di Piandimeleto l'autunno si racconta con il profumo di terra bagnata e la Festa del Fungo, tra cercatori, castagneti e cucina povera dell'Appennino.
Prima arrivano i passi sulle foglie bagnate, poi il profumo della terra smossa. A San Sisto di Piandimeleto, nell'entroterra della provincia di Pesaro e Urbino, l'autunno non si annuncia con una data sul calendario ma con il ritorno dei cercatori nei boschi, le mani infilate nelle tasche di giacche consumate, gli occhi bassi a leggere il muschio. Ed è proprio da questo ritorno che nasce la Festa del Fungo, in programma dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, nove giorni in cui il fungo lascia il sottobosco e approda nelle piazze del borgo, nelle padelle, nei racconti di chi sa riconoscerlo prima ancora di vederlo.
Piandimeleto sta lì dove le colline alte del Montefeltro cominciano a farsi Appennino vero, quello dei castagneti fitti e delle faggete che a fine settembre trattengono ancora l'umidità delle piogge estive. È in questo paesaggio, non nei dépliant turistici, che va cercata la ragione d'essere della festa: un territorio che vive ancora secondo i tempi del bosco, non secondo quelli del mercato.
La storia di una festa che segue il bosco, non il calendario
Non ci sono grandi numeri da esibire, né primati da vantare. La Festa del Fungo di San Sisto di Piandimeleto è, prima di ogni altra cosa, un appuntamento popolare, costruito attorno agli stand gastronomici del borgo, alle degustazioni all'aperto, alle iniziative che per nove giorni animano un paese che per il resto dell'anno vive di ritmi più discreti. Il tema è semplice e diretto: funghi spontanei, gastronomia autunnale, prodotti dell'Appennino pesarese portati in tavola così come la stagione li concede.
Perché qui il fungo non è un ingrediente da listino, disponibile su ordinazione dodici mesi l'anno. È il risultato di un'attesa. Arriva quando le piogge di fine estate hanno inzuppato a sufficienza il terreno sotto i castagni, quando le notti si sono raffreddate quel tanto che basta. La cucina povera dell'Appennino marchigiano si costruisce da sempre su questa logica: non impporre al bosco un calendario commerciale, ma seguirlo. Rispetto alle fiere più blasonate dedicate ai tartufi, la Festa del Fungo conserva una dimensione più raccolta, meno spettacolare e più vera: il protagonista non è soltanto il prodotto pregiato, ma l'intero paesaggio che lo rende possibile, il sottobosco umido, i sentieri segnati dai passaggi di anni, le cucine di paese dove le ricette si tramandano a voce.
Cercare un fungo e saperlo riconoscere: il mestiere invisibile del bosco
C'è una differenza sottile, quasi impercettibile per chi non la vive, tra cercare un fungo e saperlo riconoscere. La prima è una questione di fortuna, di occhi allenati a distinguere una forma tra le foglie. La seconda è un mestiere informale, mai scritto in nessun manuale, che si costruisce camminando gli stessi boschi per anni, stagione dopo stagione. Chi conosce davvero il territorio di Piandimeleto non guarda soltanto a terra: legge il tipo di suolo, valuta l'umidità residua, riconosce le essenze arboree che favoriscono una specie piuttosto che un'altra, sa che un certo versante regala di più dopo una pioggia leggera e un altro dopo un acquazzone vero.
Se capitasse di incontrare uno di questi cercatori all'alba, prima che il sole scaldi la brina sui prati, la domanda giusta non sarebbe quanto hai trovato, ma come hai capito dove guardare. È in quella risposta, fatta di gesti più che di parole, di prudenza più che di sicurezza, che la Festa del Fungo smette di essere una semplice sagra di paese e diventa il racconto di una conoscenza che rischia di perdersi, tramandata tra chi ancora ha voglia di camminare nel bosco prima che nelle corsie di un supermercato.
San Sisto di Piandimeleto, un borgo che si racconta a tavola
Nei giorni della festa il borgo di San Sisto si trasforma senza tradire se stesso. Gli stand gastronomici occupano gli spazi che per il resto dell'anno restano silenziosi, le degustazioni scandiscono le giornate, e il profumo di funghi trifolati o arrostiti si mescola a quello del legno bruciato nelle cucine improvvisate. Non è una messa in scena per turisti: è la comunità che apre le porte di un rito che pratica comunque, ogni autunno, con o senza pubblico.
Chi arriva a Piandimeleto tra fine settembre e inizio ottobre trova un pretesto perfetto per allontanarsi dalle rotte più battute delle Marche e addentrarsi in un Appennino ancora capace di sorprendere, dove il tempo si misura in piogge e stagioni, non in orari di apertura. Vale la pena viverlo di persona, magari con gli scarponi giusti e la curiosità di chiedere a qualcuno del posto come ha imparato a leggere il bosco.
Scritto Da
Redazione Expría
Alla ricerca delle storie più affascinanti e dei volti autentici che custodiscono i segreti delle tradizioni marchigiane.


